Il mistero del “sudore di sangue”

L’acido ipposudorico è un composto organico complesso con formula molecolare C16H8O8, classificato come pigmento. La sua struttura chimica a tre anelli e il modo in cui questa assorbe la luce le conferiscono il caratteristico colore rosso intenso.

Il mistero del “blood sweat”

Sapevi che gli ippopotami non possiedono vere e proprie ghiandole sudoripare? Al loro posto producono una secrezione chiamata blood sweat (“sudore di sangue”), che diventa rossa nel giro di pochi minuti. Non è sangue, ma un liquido ricco di acido ipposudorico.
Nel 2004, un gruppo di ricercatori giapponesi ha isolato e identificato per la prima volta questa molecola e la sua “sorella”, l’acido norhipposudorico. Finora sono state identificate esclusivamente negli ippopotami, che le rilasciano direttamente attraverso i pori della pelle.

Uno scudo naturale

Proteggere la propria pelle dai raggi UV è molto importante per l’ippopotamo! Questo fluido rosso funge da potente schermo solare, ma non solo, potrebbe infatti contribuire a rendere la pelle meno appetibile agli insetti.

Un antimicrobico naturale

Vivendo in ambienti umidi e ricchi di batteri, gli ippopotami usano la loro secrezione come antimicrobico naturale. Questa sostanza blocca la crescita di funghi e batteri, trasformando la loro pelle in un’arma chimica in grado di ridurre il rischio di infezione.
Gli studi hanno infatti dimostrato che, ad esempio, questi pigmenti inibiscono la crescita di alcuni batteri, tra cui Pseudomonas aeruginosa e Klebsiella pneumoniae (entrambe le molecole, anche se l’acido ipposudorico è più attivo del norhipposudorico). Questo pigmento svolge quindi il ruolo di fotoprotettore e antimicrobico naturale allo stesso tempo. Non sorprende quindi che abbia suscitato interesse come possibile fonte di ispirazione per nuovi materiali e molecole bioattive.

Proteggere gli ippopotami

La perdita di habitat e la caccia non regolamentata per carne e avorio sono le sfide più grandi per la conservazione dell’ippopotamo. Promuovere una convivenza sostenibile tra uomo e natura è la chiave per proteggere uno dei simboli più importanti della biodiversità africana.

La realizzazione di questa rubrica è frutto della collaborazione tra Openature Foundation e il MU-CH | Museo della Chimica.