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  • La molecola del mese: testosterone

    La molecola del mese: testosterone

    L’ormone… maschile!

    Il testosterone è un ormone steroideo. La sua molecola, con formula C₁₉H₂₈O₂, deriva dal colesterolo ed è caratterizzata dalla tipica struttura (comune agli ormoni steroidei) a quattro anelli fusi.

    Nei leoni maschi, più alti sono i livelli di testosterone nel sangue, più la criniera diventa folta, scura e imponente. Per le leonesse è un segnale chiarissimo: una chioma fluente indica un partner forte, sano e con un’ottima genetica. Insomma, il partner perfetto!

    Solo nei maschi?

    Viene prodotto principalmente nelle cellule di Leydig dei testicoli, ma non solo! Si produce anche (in quantità minori) nelle ovaie e nelle ghiandole surrenali. La sua produzione segue un ritmo circadiano, con livelli generalmente più elevati nelle prime ore del mattino.

    I leoni maschi mantengono il testosterone alto tutto l’anno per difendere il branco, ma in Botswana, probabilmente a causa di una rara mutazione genetica, anche alcune leonesse ne producono in abbondanza, sviluppando la criniera e ruggendo proprio come i maschi!

    Uso e abuso di testosterone

    La sua storia è legata anche allo sport: dopo la sintesi in laboratorio nel 1935, il testosterone e i suoi derivati iniziarono a essere utilizzati anche per aumentare artificialmente le prestazioni.

    Solo in seguito sono emersi i rischi associati all’abuso prolungato. Un esempio? Problemi cardiovascolari, danni al fegato e squilibri ormonali. È importante ricordare che livelli elevati di testosterone non significano automaticamente più massa muscolare!

    …Non solo ormoni!

    La chioma del leone non dipende solo dagli ormoni, ma si adatta al clima: nelle zone calde la criniera è più corta e rada per evitare il surriscaldamento, mentre dove fa più freddo diventa folta per proteggerlo dalle basse temperature.

    L’espansione umana sta frammentando il loro habitat, isolando i branchi e mettendo a rischio la specie. Proteggere i loro spazi vitali significa salvare l’intero equilibrio della biodiversità africana e la complessa rete biologica di cui sono i custodi.

    La realizzazione di questa rubrica è frutto della collaborazione tra Openature Foundation e il MU-CH | Museo della Chimica.

  • La molecola del mese: acido ipposudorico

    La molecola del mese: acido ipposudorico

    Il mistero del “sudore di sangue”

    L’acido ipposudorico è un composto organico complesso con formula molecolare C16H8O8, classificato come pigmento. La sua struttura chimica a tre anelli e il modo in cui questa assorbe la luce le conferiscono il caratteristico colore rosso intenso.

    Il mistero del “blood sweat”

    Sapevi che gli ippopotami non possiedono vere e proprie ghiandole sudoripare? Al loro posto producono una secrezione chiamata blood sweat (“sudore di sangue”), che diventa rossa nel giro di pochi minuti. Non è sangue, ma un liquido ricco di acido ipposudorico.
    Nel 2004, un gruppo di ricercatori giapponesi ha isolato e identificato per la prima volta questa molecola e la sua “sorella”, l’acido norhipposudorico. Finora sono state identificate esclusivamente negli ippopotami, che le rilasciano direttamente attraverso i pori della pelle.

    Uno scudo naturale

    Proteggere la propria pelle dai raggi UV è molto importante per l’ippopotamo! Questo fluido rosso funge da potente schermo solare, ma non solo, potrebbe infatti contribuire a rendere la pelle meno appetibile agli insetti.

    Un antimicrobico naturale

    Vivendo in ambienti umidi e ricchi di batteri, gli ippopotami usano la loro secrezione come antimicrobico naturale. Questa sostanza blocca la crescita di funghi e batteri, trasformando la loro pelle in un’arma chimica in grado di ridurre il rischio di infezione.
    Gli studi hanno infatti dimostrato che, ad esempio, questi pigmenti inibiscono la crescita di alcuni batteri, tra cui Pseudomonas aeruginosa e Klebsiella pneumoniae (entrambe le molecole, anche se l’acido ipposudorico è più attivo del norhipposudorico). Questo pigmento svolge quindi il ruolo di fotoprotettore e antimicrobico naturale allo stesso tempo. Non sorprende quindi che abbia suscitato interesse come possibile fonte di ispirazione per nuovi materiali e molecole bioattive.

    Proteggere gli ippopotami

    La perdita di habitat e la caccia non regolamentata per carne e avorio sono le sfide più grandi per la conservazione dell’ippopotamo. Promuovere una convivenza sostenibile tra uomo e natura è la chiave per proteggere uno dei simboli più importanti della biodiversità africana.

    La realizzazione di questa rubrica è frutto della collaborazione tra Openature Foundation e il MU-CH | Museo della Chimica.

  • La molecola del mese: luciferina

    La molecola del mese: luciferina

    Una comunicazione brillante

    Con l’arrivo dell’estate, le campagne e i parchi tornano a brillare per la stagione degli amori delle lucciole, uno degli spettacoli naturali più suggestivi della natura.

    Sapevi che la loro luce nasce da una reazione chimica tra due molecole?

    In particolare dalle luciferine, molecole organiche in grado di produrre luce. Il loro nome viene dal latino lucifer, “portatore di luce”. Sono alla base della bioluminescenza, la capacità di alcuni organismi viventi di trasformare l’energia chimica in energia luminosa.

    Bioluminescenza

    Grazie alla bioluminescenza, le lucciole trasformano l’ossigeno in luce attraverso la reazione tra luciferina e luciferasi. Un fenomeno chimico unico che permette a oltre 2.000 specie nel mondo di illuminare le nostre notti. 

    Il fenomeno avviene in tre tappe. La luciferina viene attivata dall’enzima luciferasi e forma un complesso instabile. Questo viene poi ossidato dall’ossigeno e si trasforma in ossiluciferina ad alta energia che, tornando a uno stato energetico più stabile, emette l’energia in eccesso sotto forma di luce.

    La reazione che produce la bioluminescenza delle lucciole è molto efficiente in quanto quasi tutta l’energia si trasforma in luce e pochissima in calore! Per questo è molto studiata in diversi ambiti, che includono la ricerca biomedica e l’energia sostenibile. 

    Anche il colore della bioluminescenza conta! Dipende dal tipo di luciferine e luciferasi e dall’ambiente in cui avviene la reazione. La luce può essere blu, verde-gialla (come nelle lucciole) o più raramente arancione e rossa.

    Luci per corteggiarsi

    Grazie a questi segnali luminosi, le lucciole si trovano e si corteggiano: mentre i maschi volano emettendo segnali intermittenti, le femmine rispondono dalla vegetazione con una luce fissa per guidarli. Un dialogo luminoso, unico per ogni specie, che è possibile osservare nelle serate estive, da giugno ad agosto.

    Non solo amore: la luce come difesa

    Fin da piccole, le lucciole usano il loro bagliore per proteggersi! la luce segnala ai predatori un sapore sgradevole, funzionando come un vero e proprio “cartello di avvertimento” luminoso per garantire la loro sopravvivenza. 

    L’inquinamento luminoso impedisce alle lucciole di comunicare e minaccia il loro futuro. Proteggere le aree buie e limitare i prodotti chimici è un passo vitale per ridare spazio a questo spettacolo di luci, visibile anche nelle zone abitate.

    La realizzazione di questa rubrica è frutto della collaborazione tra Openature Foundation e il MU-CH | Museo della Chimica.

  • La molecola del mese: isoprene

    La molecola del mese: isoprene

    In attesa della Giornata Mondiale delle Api del 20 maggio, scopriamo il legame tra la chimica dei fiori e il lavoro instancabile degli insetti impollinatori selvatici.

    L’impollinazione

    Il ruolo degli insetti impollinatori è quello di fondamentali “vettori di vita”: muovendosi di fiore in fiore alla ricerca di nutrimento (nettare e polline), trasportano involontariamente i granuli pollinici che restano attaccati ai loro corpi pelosi. Questo movimento permette l’impollinazione, ovvero il processo biologico in cui il polline raggiunge l’apparato femminile della pianta, rendendo possibile la fecondazione. Tale meccanismo garantisce quindi la riproduzione della stragrande maggioranza delle piante selvatiche e delle colture agricole, sostenendo la biodiversità globale e assicurando la produzione di circa un terzo del cibo che troviamo ogni giorno sulle nostre tavole

    Ma come vengono attratti dalle piante?

    La chimica guida l’impollinazione dei fiori! Esistono alcune molecole in grado di attrarli, come i terpeni: si tratta di una grande famiglia di molecole formate da unità di isoprene. Questa unità si combina formando strutture lineari, cicliche o volatili e facilmente percepibili.

    A seconda del numero di unità di isoprene, i terpeni cambiano funzione, ad esempio:

    • Monoterpeni (come limonene e pinene) → altamente volatili, responsabili dei profumi freschi e agrumati;
    • Sesquiterpeni → meno volatili, spesso coinvolti nella difesa;
    • Tetraterpeni, come i carotenoidi → coinvolti nella fotosintesi come pigmenti accessori.

    Non solo api!

    I principali insetti impollinatori includono api, bombi, farfalle e sirfidi: ognuno con un legame unico e affascinante con il mondo vegetale. Tra insetti e fiori esiste infatti una grande complicità: le piante hanno evoluto forme, colori e profumi specifici per “selezionare” i propri visitatori. Ad esempio, i fiori a imbuto sono perfetti per le farfalle dotate di lunga spiritromba, mentre quelli più robusti ospitano i bombi. Nel tempo, inoltre, le piante hanno sviluppato combinazioni sempre più complesse di terpeni: alcune attraggono impollinatori specifici, altre respingono insetti dannosi!

    Le minacce agli insetti impollinatori

    Il legame tra insetti e fiori è oggi seriamente compromesso da gravi minacce globali. La perdita di habitat e l’urbanizzazione rendono le aree verdi povere di fioriture, mentre l’agricoltura intensiva riduce la disponibilità di habitat e siti di nidificazione. L’uso di pesticidi altera la memoria e la riproduzione degli impollinatori, mentre il cambiamento climatico altera la sincronizzazione tra fioritura e cicli vitali degli impollinatori. Infine, l’introduzione di specie aliene e parassiti mette sotto pressione le popolazioni autoctone, compromettendo l’intero processo di impollinazione. Senza questi piccoli custodi, la biodiversità e la nostra sicurezza alimentare subirebbero un crollo irreversibile.

    Zoo LIFE Pollinators

    Per contrastare il declino degli insetti impollinatori  è nato Zoo LIFE Pollinators, un progetto europeo guidato dal bioparco Zoom Torino che coinvolge 16 partner in 9 Paesi, tra cui Openature Foundation. L’iniziativa punta a ripristinare oltre 926 ettari di aree verdi e a tutelare centinaia di specie, tra cui 81 specie di sirfidi e 742 di lepidotteri. Attraverso la creazione di 8 hub di riproduzione e un’ampia campagna di sensibilizzazione mirata a raggiungere 5,5 milioni di cittadini, il progetto si pone l’ambizioso obiettivo di invertire la rotta del declino e proteggere attivamente la biodiversità del nostro continente.

    La realizzazione di questa rubrica è frutto della collaborazione tra Openature Foundation e il MU-CH | Museo della Chimica.

  • Coupon 2×1 Zoom Torino

    Coupon 2×1 Zoom Torino

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    Vuoi visitare Zoom nel periodo tra maggio e giugno? Grazie al MU-CH Museo della Chimica, è possibile entrare in possesso di un coupon 2×1 valido per l’ingresso al parco (escluse le piscine)!
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    Inoltre, se verrai a trovarci a Zoom in occasione del Grrreen Festival, avrai un nuovo coupon 2×1, questa volta per entrare al MU-CH Museo della Chimica!

    Quando saremo a Zoom?

    Ci potrai trovare a Zoom Torino nei giorni 9 – 16 – 23 – 30 maggio per lo show “Reazioni botaniche” dalle 18:00 alle 18:30, e per il laboratorio “Flora molecolare” dalle 14:00 alle 17:00.

    🌼Reazioni botaniche, uno show scientifico per far scoprire il lato più “green” delle reazioni, dove le piante diventano protagoniste della scienza attraverso colori che cambiano, trasformazioni ed esperimenti dal vivo

    🌱Flora molecolare, un laboratorio a ciclo continuo che permetterà di esplorare il lato più segreto delle piante grazie a colori nascosti, strutture invisibili e dettagli microscopici