Un rosso che… scurisce! 🚨
Il cinabro è un minerale che ha come formula chimica HgS (solfuro di mercurio), noto fin dall’antichità per il suo colore rosso intenso. Polverizzato, dava origine al pigmento vermiglione, usato già nel sito neolitico di Çatalhöyük, in Anatolia, tra l’VIII e il VII millennio a.C. e poi da Egizi, Greci e Romani per affreschi, decorazioni e dipinti.
Dal punto di vista chimico è un composto relativamente stabile, ma contiene mercurio, che lo rende tossico, capace di accumularsi nell’organismo e nell’ambiente. Inoltre, il vermiglione appare come un colore brillante che però nel tempo tende a scurire a causa dell’esposizione alla luce o reazioni chimiche con altre sostanze (ad esempio cloro, ozono o altre).
Nonostante il suo fascino, la lavorazione del cinabro è sempre stata rischiosa, soprattutto per chi lo estraeva nelle miniere. Per questo il pigmento era tanto prezioso quanto temuto: in epoca romana il suo valore era altissimo, e il controllo delle miniere era considerato strategico.
Il vermiglione ha segnato la storia dell’arte: un esempio è il suo utilizzo nel dipinto “Due gentiluomini e una fanciulla con bicchiere di vino” di Jan Vermeer, realizzato tra il 1659 e il 1660.
Con il tempo, la sua pericolosità ha spinto alla ricerca di alternative più sicure: oggi il vermiglione originale è stato quasi completamente sostituito da pigmenti sintetici.
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